Smartworking vs Human Factor: ecco cosa ci manca quando lavoriamo da casa

Smartworking vs Human Factor: ecco cosa ci manca quando lavoriamo da casa

Ricorderemo il 2020 come un anno che ci ha messi particolarmente alla prova: negli scorsi mesi siamo stati costretti, senza preavviso, a rivedere le nostre abitudini personali e lavorative per far fronte alla pandemia. Abbiamo dovuto impegnarci per mantenere alta la produttività e la qualità del nostro lavoro anche da casa. Per settimane ci siamo dovuti accontentare di scambiarci idee e opinioni per i nostri progetti solo attraverso uno schermo. Gli strumenti digitali per affrontare il lavoro da remoto in modo agile noi li utilizzavamo già in ufficio, per cui la transizione allo smart working è stata naturale e veloce. Non appena è stato necessario rispettare norme più rigide sul distanziamento sociale, siamo andati in ufficio per recuperare pc e smartphone e neanche un'ora dopo eravamo già operativi, ognuno dalle proprie case, sempre in contatto grazie ai software di comunicazione e condivisione file che usiamo abitualmente.

Settimana dopo settimana, abbiamo imparato ad apprezzare gli aspetti positivi di questa modalità di lavoro, che noi già utilizzavamo in casi di emergenza o per venire incontro a particolari esigenze dei singoli membri del team. Lavorare da casa con i giusti strumenti per la condivisione dei file e delle idee significa poter organizzare al meglio la propria giornata, ottimizzando le tempistiche. In questo modo ci si riesce a dedicare di più alla famiglia, alle proprie passioni o a tutte quelle attività che solitamente vengono rinviate al weekend. Anche non dover uscire e spostarsi per raggiungere l'ufficio ci permette di guadagnare tempo e, soprattutto, decongestiona il traffico e fa bene all'ambiente.

Molte aziende italiane, dalle giovani start up alle imprese più strutturate, sono rimaste così entusiaste dei risultati ottenuti con il lavoro da remoto dei mesi passati che hanno pensato di continuare a lavorare con questa modalità. Parliamo quindi di un fully remote working. Magari perché nel frattempo sono state assunte nuove persone e non c'è spazio negli uffici oppure perché si vogliono continuare a sperimentare i vantaggi che la dematerializzazione del lavoro comporta. Ma possiamo davvero continuare a lavorare parlandoci soltanto attraverso uno schermo? Rinunciando così del tutto (o quasi) al fattore umano?

Digitalizzazione del lavoro: le imprese si trasformano

Noi già da tempo abbiamo abbracciato un approccio agile al lavoro e durante un assessment siamo stati riconosciuti dalla Camera di Commercio di Torino come Campioni Digitali: facciamo parte dell'8% delle imprese torinesi con un altro livello di maturità digitale. Siamo anche sopra la media delle agenzie di comunicazione europee. Grazie a questo feedback, la Camera di Commercio ci ha chiesto di collaborare al suo progetto di Mentoring: come formatori, supportiamo le aziende guidandole nella digitalizzazione dei processi di marketing e comunicazione. Gli strumenti e le competenze per lavorare da remoto quindi non ci mancano e avremmo potuto scegliere anche noi di risparmiare sull'affitto del nostro ufficio e continuare a rimanere a casa, abbracciando il fully remote working. Invece, all'unanimità, abbiamo scelto di tornare alle nostre scrivanie non appena le circostanze lo hanno reso possibile. Ed è stato davvero bello rivederci, scambiarci un sorriso da dietro le mascherine, confrontarci e parlare delle nostre idee dal vivo. Perché diciamocelo: la tecnologia non potrà mai sostituire il fattore umano. Ma che cosa si intende con "fattore umano"? Per noi, il fattore umano è l'elemento che ci permette di fare la differenza. È il valore in cui crediamo di più.

L'interazione è il segreto per un team più produttivo

La nostra è una squadra composta da persone diverse - per età, competenze, esperienze - ma in qualche modo complementari. C'è una forte sinergia nel team e questo è un aspetto su cui puntiamo parecchio: le nostre conoscenze sono diversificate ma sappiamo integrarle in modo efficace e portare a termine un progetto diventa così molto più veloce. Come l'abbiamo imparato? È un traguardo che abbiamo raggiunto col tempo, lavorando alla stessa scrivania, condividendo insieme vittorie e sconfitte. Un traguardo che non saremmo riusciti a raggiungere se avessimo sempre lavorato da remoto. Condividere la quotidianità, mese dopo mese, ci ha permesso di creare una comunità di obiettivi e intenti. Gli strumenti digitali ci permettono di interagire sì, ma fino ad un certo punto. Il fattore umano è l'elemento che ci ha sempre permesso di fare la differenza e di puntare un po' più in alto, là dove nessun software arriva. Lo conferma anche una ricerca effettuata in Google: la produttività di un team è determinata per lo più da come i suoi membri interagiscono tra di loro, dalla fiducia reciproca, dalla connessione che si va a creare.

Questo non vuol dire che la nostra azienda non promuova il lavoro da remoto, anzi! Continueremo a incentivare lo smart working e a utilizzarlo, quando ce ne sarà bisogno, proprio come abbiamo sempre fatto! Per noi è uno strumento insostituibile. E come ogni strumento, siamo noi a scegliere quando e come usarlo, senza subordinare al suo utilizzo i nostri valori o le nostre abitudini.

Mantenere viva la componente umana è fondamentale: non siamo i soli a sostenerlo

LinkedIn ha commissionato all'Ordine degli psicologi una ricerca svolta su un campione di 2000 italiani che durante il lockdown hanno lavorato da casa. L'obiettivo è stato capire qual è stato l'impatto dello smart working sulla loro salute mentale. Ne è emerso che quasi la metà degli intervistati (46%) si sentono più ansiosi e stressati e una percentuale più piccola ma non trascurabile (il 18%) ritiene che lavorare da remoto abbia un impatto negativo per la propria salute mentale.  Secondo un sondaggio dell'Agenzia Dire su "Come sta andando lo Smart Working in Italia ai tempi dell'emergenza Covid-19", un italiano su 5 sperimenta malessere: noia, ansia, isolamento e alienazione.

Lavorare da casa, per molti significa non avere una routine scandita da orari ben precisi. E se questo da un lato può essere un bene, perché ci permette di organizzarci come preferiamo, dall'altro è potenzialmente deleterio. I confini tra vita lavorativa e vita privata finiscono per assottigliarsi e non è raro rimanere davanti al pc ben oltre l'orario di lavoro. Secondo una ricerca di Google, i lavoratori che riescono a separare la vita lavorativa da quella privata, sono nettamente più felici.

Costruire un rapporto non solo virtuale è fondamentale anche con i clienti: oggi per ottenere un ritorno soddisfacente non basta più creare il prodotto perfetto, ma conta molto anche la capacità di instaurare forti relazioni commerciali.

I fattori in gioco sono tanti: sociali, ambientali, economici. Non è possibile pensare di rimanere esclusivamente ancorati ai vecchi schemi e ignorare le dinamiche che sono entrate in campo negli ultimi anni. Siamo quindi fortemente convinti che le aziende debbano ripensare le loro modalità di lavoro e guardare al futuro ma senza dimenticare che le interazioni, il calore umano e la condivisione in presenza sono l'anima di ogni impresa.