Smart working e lavoro agile: un'opportunità per i dipendenti, una possibilità di crescita per aziende e PMI.

Smart working e lavoro agile: un'opportunità per i dipendenti, una possibilità di crescita per aziende e PMI.

Chat&Chips con Laura Quassolo di Studio Marino STP.

Durante i mesi di lockdown, abbiamo imparato a organizzarci per cercare di portare avanti le nostre attività lavorative nel migliore dei modi. La "normale" quotidianità sembrava ormai solo più un ricordo lontano. Ma se all'inizio la nostalgia per la pausa caffè con i colleghi e la gestione dei propri progetti dall'ufficio era parecchia, con il passare delle settimane molti dipendenti e imprenditori si sono resi conto che lo smart working, forse, non è soltanto una carta da giocare nei momenti di emergenza. Il lavoro da remoto, se gestito e organizzato in modo "smart", può davvero rappresentare uno strumento in grado di migliorare la work-life balance dei dipendenti e offrire vantaggi non da poco agli imprenditori. Abbiamo incontrato la dottoressa Laura Quassolo di Studio Marino STP, per farci raccontare come dipendenti e imprenditori hanno vissuto - e magari anche abbracciato - questo cambiamento.

Laura Quassolo

Luca (co-founder Limo Comunicazione): Smart working e fine del lockdown: Laura, facciamo un po' il punto della situazione. Parlando di modalità e metodologie di lavoro, com'è cambiata la situazione nelle aziende negli ultimi mesi?

Laura: Sono stata molto felice di notare che, ultimamente, la digitalizzazione ha ricevuto una forte spinta. Non solo in realtà che già andavano forte in questo campo, ma anche in aziende e imprese dove non si pensava che ci si sarebbe spinti così oltre, in un lasso di tempo così breve.

Luca: Un cambiamento obbligato, dovuto alla pandemia e al lockdown…

Laura: Esatto! Gli imprenditori che prima erano spaventati dall'idea di permettere ai loro dipendenti di lavorare da remoto, si sono visti costretti a farlo e hanno constatato che, in realtà, lavorare da casa non è poi così male. Se gestito correttamente, lo smart working non riduce la produttività, anzi. In più, fa bene ai dipendenti, all'azienda e all'ambiente.

Luca: Ti andrebbe ti approfondire un po' quest'ultima affermazione?

Laura: Certamente! Lo smart working è uno strumento positivo per i dipendenti perché migliora la loro qualità della vita, permette loro di coniugare meglio il carico di lavoro con le esigenze dettate dalla loro vita privata. Ho sentito tante persone dire di aver deciso di non lasciare il loro posto di lavoro, nonostante altre aziende gli avessero offerto uno stipendio più alto, perché dov'erano avevano diritto a un tot di giorni di smart working all'anno - mentre altrove no. Capisci quindi che questo approccio non migliora soltanto la quotidianità dei dipendenti, ma rappresenta un vantaggio anche per le aziende, che offrendo la possibilità di fare smart working riescono a tenere con sé i dipendenti più validi. Poi, se si riesce a integrarlo bene, il lavoro da casa può anche dare alle aziende la possibilità di crescere, assumendo nuovi dipendenti, senza però trasferirsi per forza in uffici più grandi.

Luca: A questo punto sorge una domanda: quanto è veramente smart quello che si è fatto fino ad adesso? Forse in molti casi si dovrebbe parlare soltanto di remote working… Tu cosa ne pensi? Le aziende hanno cambiato il loro approccio lavorativo oppure si sono mantenuti i vecchi schemi anche lavorando da casa, con tutte le difficoltà conseguenti?

Laura: Questo è un ottimo punto da cui partire per fare una riflessione più ampia sul modo in cui il nostro paese sta vivendo lo smart working. L'aspetto più complesso che questa modalità di lavoro si porta dietro è proprio legata al fatto che molte aziende non hanno mai investito in formazione per migliorare le loro metodologie di lavoro, oppure sono indietro sul piano della digitalizzazione. Lavorare da casa, in casi come questi, avrà quindi messo in luce le debolezze dell'organizzazione aziendale e la necessità di innovarsi.

Luca: Nelle situazioni di cui parli, in generale possiamo dire che le aziende hanno cambiato il loro approccio oppure faticano a staccarsi dai vecchi schemi?

Laura: Dalla percezione che ho io, le aziende stanno iniziando a entrare nell'ottica di lavorare in modo davvero smart, per fortuna! Questo significa cominciare a lavorare per obiettivi e chiedere la reperibilità ai dipendenti solo in una fascia oraria limitata, il cosiddetto core time. Per il resto, gli si dà fiducia e autonomia e gli si lascia organizzare la giornata lavorativa come preferiscono. In questo modo l'orario d'ufficio - un vincolo pesante per molti lavoratori - viene meno, sostituito da un'organizzazione del lavoro più funzionale alle esigenze di tutti.

Luca: Per lavorare in questo modo occorrono però determinati software o strumenti… Anzi, direi che sono imprescindibili!

Laura: Sono assolutamente d'accordo con te, è fondamentale dotarsi di strumenti che facilitino lo scambio e la condivisione di idee, file, informazioni e progetti. Per far funzionare lo smart working bisogna prestare attenzione a due aspetti: il primo riguarda il datore di lavoro, che deve stabilire delle regole per tutelare l'azienda, ad esempio per come maneggiare i dati sensibili quando si è fuori ufficio. Il secondo riguarda invece la sostanza, la praticità della giornata lavorativa in sé: servono degli strumenti per monitorare e gestire il flusso di lavoro, per evitare di passare otto ore al telefono a confrontarsi con il capo o con i colleghi.

Luca: Un altro aspetto che non deve mai mancare è la fiducia tra le parti! Senza la fiducia, lo smart working non può funzionare… Ma forse da questo punto di vista abbiamo ancora tanta strada da fare, a livello culturale. Mi ha colpito soprattutto la dichiarazione del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha affermato che lo smart working è stata una grande occasione ma che è ora di tornare a lavorare… Mi spaventa questo pensiero, dove il lavoro da casa sembra quasi essere paragonato a una specie di vacanza.

Laura: La fiducia è un concetto chiave quando si parla di smart working. In alcune aziende gli imprenditori sono un po' più avanti da questo punto di vista e permettono senza problemi di lavorare da casa. Per altri invece, come dici tu, la strada da fare è ancora tanta: preferiscono avere il dipendente in sede perché così "guardano cosa fa". In realtà, se un'azienda è organizzata per obiettivi e si dispone di determinati tool per la gestione del lavoro, si capisce subito se una persona non sta lavorando. Però io personalmente vedo che rispetto a prima del lockdown l'asticella si è spostata, sono molte le aziende ad aver capito che si possono gestire in modo diverso le cose.

Luca: All'inizio dicevi che lo smart working aiuta i lavoratori, le aziende e i dipendenti. Alcuni però hanno fatto notare che con i lavoratori più spesso a casa, i bar e i ristoranti perdono clienti e la loro economia ne risente…

Laura: Questo è vero. Però c'è stato un incremento alle vendite al supermercato nell'ultimo periodo, quindi si va in pari e i posti di lavoro si sposteranno da un settore all'altro. Ogni cambiamento presuppone sempre delle difficoltà, le evoluzioni sono sempre dolorose per alcune parti ma se poi i benefici per la società sono superiori rispetto ai danni, allora dobbiamo esserne contenti.

Luca: Come consulente del lavoro, quando proponi lo smart working ai tuoi clienti, che cosa apprezzano di più? E quali sono invece le remore che hanno?

Laura: Allora, parlandoti della mia esperienza, le remore che possono esserci riguardano la paura che lavorare in smart working causi problemi in più. Ci si chiede se davvero con la distanza si riusciranno a mantenere i livelli di produttività che si avevano in ufficio. Però ti posso dire che la maggior parte dei clienti, quando arriva da me, la scelta di lavorare in modo smart l'ha già fatta, perché sono convinti che a livello tecnico e organizzativo sia possibile. Questo perché magari hanno già i pc portatili e usano degli strumenti di gestione del lavoro che vanno bene per lavorare in modo smart, hanno dei plan digitali. La parte normativa e fiscale è quella su cui hanno più dubbi, ad esempio mi chiedono se devono comunque pagare i buoni pasto ai dipendenti o altre domande simili.

Luca: In azienda, dalla tua sensazione, chi è che porta avanti la battaglia dello smart working? Ufficio hr, dipendenti, imprenditore…

Laura: Solitamente viene applicato quando c'è un ricambio generazionale nella direzione. L’imput viene dato da chi ha il potere decisionale, anche se ovviamente un imprenditore può farsi influenzare da persone di fiducia. Ma in generale sono le fasce alte che andrebbero sensibilizzate.

Luca: Ci racconti qualche caso di successo?

Laura: Ti dirò, non ci sono singoli casi in particolare che mi hanno colpito positivamente, perché in realtà tutti i miei clienti che si sono organizzati il lavoro in questo modo ne sono rimasti entusiasti. I dipendenti hanno avvertito un netto miglioramento della qualità della vita e si sono sentiti maggiormente gratificati. Con lo smart working, infatti, il concetto che passa è che i tuoi superiori si fidano a tal punto di te che ti lasciano lavorare da casa. Tutto questo porta a un clima lavorativo più piacevole e aumenta la retention dei dipendenti. Lo smart working punta tutto sulla qualità del lavoro: sono cambiate le regole, si è rivalutato il concetto di tempo, gli si dà più valore. Il dipendente è giudicato esclusivamente per la qualità del suo lavoro, a prescindere da come decide di strutturarsi la giornata e da dove lavora.

Luca: In Italia buona parte delle aziende sono PMI: imprese più piccole, dove si fa in fretta a introdurre i cambiamenti ma dove il titolare spesso è anche l'unico decisore. Come lo vedi il passaggio allo smart working in questi casi?

Laura: Magari non sarà immediato, dovremo aspettarci delle tempistiche un po' più lunghe, ma sono positiva: vedo che se ne parla sempre di più. In generale, penso che la situazione potrebbe migliorare nettamente se ci fosse una maggiore informazione ed un accesso più agile alla formazione gratuita finanziata dai fondi inter-professionali, per aiutare le pmi ad orientarsi verso un'organizzazione del lavoro più smart. Le piccole e medie imprese hanno meno risorse e quindi vanno supportate anche su questo lato.

Luca: E cosa succederà a chi si opporrà all'ondata del cambiamento?

Laura: Rimarrà inevitabilmente indietro. Tra dieci anni, sarà davvero difficile sopravvivere per le aziende che rifiutano di abbracciare nuove modalità e approcci nell'organizzazione del lavoro. Ma sono convinta che saranno numeri davvero esigui e che nei prossimi la maggior parte delle imprese si convertirà a metodologie di lavoro smart e agile.

Laura Quassolo è una consulente del Lavoro con una forte passione per la sua professione. Oggi fa parte del team di StudioMarino STP, ma la sua esperienza professionale è partita dal mondo corporate a livello internazionale. Si occupa in particolare di proporre soluzioni innovative alle aziende, sia dal punto di vista organizzativo che gestionale e periodicamente svolge attività di divulgazione e docenza sulle tematiche del diritto del lavoro, dell'organizzazione e della riorganizzazione aziendale.

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