Ecosistema digitale e PMI: social media marketing

Ecosistema digitale e PMI: social media marketing

Ecco la seconda parte dell’analisi iniziata con il post precedente. Parliamo di social network e social media marketing.

Fondamentale è capire e definire i motivi per cui un’azienda vuole utilizzare i social network: è vero che bisogna esserci a prescindere, ma si deve tenere conto che fare presenza non basta, ed avere delle pagine gestite male, con pochi contenuti, non moderate e poco seguito è la peggior pubblicità che l’azienda possa farsi.

Le strategie possono essere diverse:

  • fare pubblicità: utilizzo i social per reclamizzare i miei prodotti attraverso gli annunci sponsorizzati e gratuiti
  • customer care: sfruttare l’elevato grado d’interazione per garantire assistenza e risposte rapide
  • far crescere la brand awareness: essere presenti con una pagina istituzionale dove pubblicare informazioni e contenuti inerenti alla propria attività
  • divulgare conoscenza: utilizzare le pagine social per fornire nozioni sui propri prodotti o sul proprio settore, al fine di creare una community dove gli amanti del settore possono trovare informazioni utili

 Definita la strategia a questo punto bisogna considerare i tre valori in gioco:

  1. i contenuti da creare e veicolare
  2. gli strumenti da utilizzare
  3. il livello di interazione che si vuole ottenere

1.

I contenuti: sono il fulcro dell’attività di social media marketing.

Il presupposto è che devo avere qualcosa da dire, altrimenti è inutile creare un profilo su un social network. Dovrò, quindi, creare i contenuti ed organizzare le mie pubblicazioni cercando di fornire messaggi inerenti, piacevoli, utili in base alla strategia definita a monte e al social network utilizzato. Esempio: se il mio obiettivo è quello di fare pubblicità, dovrò focalizzarmi sul pubblicare annunci accattivanti ed invoglianti, se invece voglio creare una community per divulgare il mio know how, mi proporrò di creare contenuti informativi e creare conversazioni professionali.  In secondo luogo è utile definire il calendario di pubblicazione: organizzare le pubblicazioni e rispettare le scadenze. E’ inutile aprire un profilo e poi pubblicare un post ogni mese, per esempio. Non è molto utile, il web ha tempi estremamente rapidi e le notizie diventano vecchie nel giro di qualche ora.

2.

Strumenti da utilizzare: quali e quanti social network?

La mia risposta è: quali social network utilizzano i clienti che voglio acquisire? Ed in seconda battuta: quali contenuti voglio divulgare?

Per rispondere a queste domande provo ad entrare nell’ottica del cliente tipo e capire come catturare la loro attenzione durante la fruizione dei social media.

Tendenzialmente non mi piace utilizzare tanti social, ma preferisco concentrarmi solo su tre, massimo quattro. Questo per non ridondare le informazioni, è inutile a mio parere avere lo stesso contenuto ripetuto su tutte le mie pagine social, e poi per concentrarmi sul gestire poche pagine, ma curarle nel migliore dei modi.

I social che uso sempre sono Twitter e Google+. Twitter, anche se non mi piace come social(ma è un mio gusto personale), è comodissimo per il fatto che è utile come raccolta di feed e di link, quindi posso ritwittare informazioni, commenti e link in modo facile e rapido. Google+ è imprescindibile a mio parere per il fatto che è il social creato dai “proprietari del web” (questa è una mia definizione), ossia da Google stessa. Il 90% e passa delle ricerche su internet passa da google (per questo dico i proprietari del web, nel senso che sono loro a smistare i traffici e le ricerche) ed avere una pagina G+ è importante per il posizionamento nei motori di ricerca e per il servizio di Google Local e georeferenziazione. Non esserci sarebbe una follia.

In secondo ordine a seconda del tipo di attività del mio cliente utilizzo Facebook e Linkedin. Facebook per i privati e Linkedin per le aziende che si rivolgono al B2B. A volte possono essere usate insieme, soprattutto nel caso di professionisti o settori merceologici che operano sia per il B2C che per il B2B.

Ci sono poi una serie di social settoriali e tematici. In particolar modo: social per le raccolte fotografiche come Flickr, Instagram o Pinterest (utilizzato soprattutto da architetti, designer, grafici), i canali video come Youtube e Vimeo, o Foursquare, molto utile per i locali pubblici. Da notare come comunque quasi tutti questi ultimi social abbiano il rimando automatico a Facebook e Twitter.

3.

Il livello di interazione che si vuole ottenere.

Questo è molto importante da definire perché uno dei rischi più comuni è quello di comunicare male e avere una brutta presenza con conseguente danneggiamento dell’immagine aziendale. Interazione vuol dire principalmente tempi di risposta rapidi, se non istantanei, e moderazione ai commenti che a volte possono essere negativi e, quindi, bisogna gestire le situazioni avverse girandole a proprio favore.

Bisogna valutare, inoltre, le risorse umane che ogni azienda può mettere a disposizione. Esempio: se voglio fare attività di customer care o supporto all’acquisto e non ho le risorse per gestire il servizio real time, è meglio che lascio perdere altrimenti le aspettative dei clienti vengono deluse e io ho un molto probabile danno d’immagine.

Infine, e purtroppo non va dato per scontato, ogni imprenditore deve considerare che social media marketing vuol dire interazione, e gestire rapporti con i clienti. Quindi, se non interessa l’interazione, la miglior attività di social media marketing è non fare nessuna attività.


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